La "Roma Insolita": Due euro per un'esperienza unica! Seguiteci...

giovedì 17 agosto 2017

LA CHIESA DEI SANTI QUATTRO CORONATI

Con grande emozione e con parole che vorrebbero essere sussurrate, inseriamo questo gioiello poco noto nella nostra rubrica di "Roma insolita".
Seguendo un'indicazione che si è rivelata preziosissima, abbiamo deciso di raggiungere ed esplorare questo luogo di infinita bellezza che racchiude in sé l'arte di secoli che vanno dal IV fino al XX e che rappresenta senza dubbio uno dei più grandi tesori che Roma possa vantare.
Al di fuori dei percorsi turistici, seminascosta, quasi protetta dai palazzi di via dei Santi Quattro, silenziosa e austera, sorge questa Chiesa che a metà del XII secolo assunse una struttura di fortilizio, probabilmente a difesa del vicino Patriarchio del Laterano, e in questa particolare forma si presenta a chi percorre la via omonima provenendo da piazza San Giovanni.
E già prima di varcare la porta che immette nel cortile antecedente la chiesa vera e propria, si torna indietro nel tempo e si viene avvolti da una tale commozione e da un tale stupore da lasciare un segno indelebile e duraturo nel cuore del visitatore.

La Chiesa, come detto, è una singolare vestigia del medioevo tramandatasi sostanzialmente intatta fino a noi, ricca di testimonianze artistiche di varie epoche e custode di un'atmosfera finissima e spirituale. 
Sorge sul colle Celio in corrispondenza di uno slargo che si apre lungo la via dei SS. Quattro ed è dedicata a martiri ancora non identificati (forse marmorari della Pannonia martirizzati al tempo di Diocleziano perché non vollero scolpire la statua di Esculapio o forse pretoriani romani che si rifiutarono di adorarla). 
L'aggettivo "coronati" è evidentemente riferito alla corona del martirio.
Su questa prominenza del Celio, detta Celiolo, vi era già nel IV secolo una chiesa che fu ampliata in varie fasi costruttive fino al periodo carolingio, presumibilmente all'epoca del pontefice Leone IV (847-855).

E' a questa epoca che risale il campanile-torre, il più antico esistente a Roma, sotto il quale si passa per entrare nel complesso conventuale.

 
La torre-campanile: unico esempio a Roma di campanile romanico
La chiesa era allora più ampia e la sua riduzione alle dimensioni attuali avvenne in occasione del rifacimento operato da Pasquale II, nel 112-16, dopo l’incendio e la rovina da parte dei Normanni di Roberto il Guiscardo in tutta la zona tra S. Giovanni e il Colosseo, nel 1084.

Generalmente le chiese romane sono inondate di luce, sia che si tratti di chiese paleocristiane, sia di chiese rinascimentali e barocche. Forse, questa dei SS. Quattro, con le finestre molto in alto, è quella più oscura: ciò aggiunge un tocco alla sua atmosfera raccolta e mistica.

L'interno della chiesa: la luce soffusa contribuisce a creare un ambiente mistco



La chiesa subì vari successivi interventi. I maggiori segni vennero lasciati dal card. Enrico di Portogallo, poi re di quel paese, che fece costruire il soffitto a cassettoni nel 1557.

Il soffitto a cassettoni del '500 sopra la navata centrale



Importanti restauri vennero poi eseguiti nel 1922 da Antonio Munoz che ripristinò il complesso ridotto in stato di fatiscenza.
Nel 1560 il convento passò alle suore agostiniane che vi trasferirono l’ospizio l’ospizio per ragazze orfane che avevano fino allora tenuto nell’Isola Tiberina. Scomparso l’ospizio, le suore continuoano tutt’oggi la loro presenza.


IL CHIOSTRO

A fianco della chiesa e parzialmente ricavato sulla navata sinistra della costruzione paleocristiana, i marmorari romani costruirono nel XIII secolo uno dei loro chiostri più suggestivi.
Si accede a questa meraviglia previo pagamento dell’”esorbitante” cifra di 2 euro a persona.
La cosa ci fa sorridere e ci amareggia: in altri paesi abbiamo pagato ben altre cifre per vedere cose che valgono molto, molto meno.
Cerchiamo di cancellare i brutti pensieri, paghiamo ed entriamo.
Al centro del chiostro, non molto grande, si trova uno splendido càntaro (grande vaso) del XII secolo composto da due bacili sovrapposti.
Sui quattro lati il porticato si apre con piccoli archetti a tutto sesto sorretti da colonnine binate.


Il chiostro. Al centro, il meraviglioso càntaro del XII secolo




LA CAPPELLA DI S. BARBARA

Dal chiostro si accede alla cappella di S. Barbara, la quale era innestata sulla navata sinistra della chiesa primitiva. E’ a pianta quadrata con tre absidi. Mensole angolari di marmo finemente lavorato dagli stessi marmorari romani sostengono le volte con meravigliosi resti di pitture del IX secolo.

La cappella di S. Barbara con gli affreschi del IX secolo


Particolare di un affresco della cappella




LA CAPPELLA DI S. SILVESTRO

Uscendo dalla chiesa, sulla sinistra, dove è l’ingresso del convento delle suore agostiniane vi è la cappella di San Silvestro.
Anche in questo caso il luogo è visitabile dietro pagamento di 1 euro a persona.
Lasciamo il nostro obolo alla suora di turno e sotto il suo sguardo sorridente e benevolo varchiamo la soglia della cappella.
Immediatamente, veniamo colpiti dal tripudio dei colori delle pitture sulle pareti e rimaniamo a bocca aperta, con il fiato sospeso, tanto la sorpresa è grande.
Si tratta di un sacello fatto realizzare dal cardinale di S. Maria in Trastevere, nel 1246, alla base di un torrione del complesso fortificato da egli stesso costruito in quegli anni.
La cappella, quadrata, ha una volta a botte finemente decorata di stelle policrome.

La Cappella di S. Silvestro vista dall'ingresso

La volta della cappella con stelle policrome


Un incredibile ciclo di affreschi coevi alla costruzione della cappella narra sui muri le storie di Costantino (imperatore romano dal 306 al 337) e San Silvestro papa con arcaica efficacia.
La storia trasmette un documento ritenuto per secoli originale e che poi il filologo italiano Lorenzo Valla ha dimostrato essere un falso: la donazione di Costantino.
Il suddetto documento, recante la data del 30 marzo 315, afferma di riprodurre un editto emesso dall’imperatore romano Costantino con il quale egli avrebbe concesso al papa Silvestro I e ai suoi successori il primato su cinque patriarcati (Roma, Costantinopoli, Alessandria d’Egitto, Antiochia e Gerusalemme) e avrebbe attribuito ai pontefici le insegne imperiali e la sovranità temporale su Roma, l’Italia  e l’intero Impero Romano d’Occidente. Inoltre in alcuni racconti si narra come questa donazione sia la ricompensa al papa per aver guarito Costantino dalla lebbra grazie a un miracolo, a cui sarebbe seguita di lì a poco la sua conversione.
La storia è divisa in riquadri, con uno schema tipico medievale, e ha il suo inizio con quelli realizzati sopra la porta. 
In totale vennero realizzate undici scene che, partendo da quelle sopra l’entrata, proseguono a destra e si concludono sulla parete di sinistra.


Gli affreschi sopra l'ingresso; in alto il Giudizio Universale


Costantino colpito dalla lebbra. Pietro e Paolo gli appaiono in sogno e lo esortano ad affidarsi a papa Silvestro


I messi di Costantino salgono sul monte Soratte



Costantino, curato dalla lebbra, consegna la tiara a Silvestro seduto in trono





Il battesimo di Costantino


Non so dire quanto siamo rimasti all’interno della cappella di San Silvestro.
So per certo, però, che una volta usciti siamo rimasti in silenzio e ci siamo allontanati lentamente per dare il tempo alle emozioni di sedimentare.
Roma ci ha regalato ancora una volta qualcosa di unico e, volgendo lo sguardo indietro un’ultima volta, prima di andare via, abbiamo sussurrato un grazie per un dono che mai avremmo pensato di ricevere.









2 commenti:

Lening Credit ha detto...
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