ROMA HA UN TRASPORTO PUBBLICO DA TERZO MONDO. MOLTI VORREBBERO PRIVATIZZARE. I RADICALI PROPONGONO LA LIBERALIZZAZIONE: METTERE A GARA IL SERVIZIO APRENDOLO A PIU' SOGGETTI, STIMOLANDO LA CONCORRENZA.

giovedì 6 aprile 2017

Partiamo da un presupposto basilare: a Roma il Trasporto Pubblico Locale è da terzo mondo. Lo è per una serie di ragioni infinite che non basterebbe una intera enciclopedia  per spiegarlo. Definita, con quale coraggio?, fiore all'occhiello di Roma Capitale dall'attuale Sindaco, c'è la ferma intenzione, da parte di questa Amministrazione, di mantenere l'Azienda rigorosamente pubblica, cercando di migliorare, a noi sinceramente viene da ridere, il migliorabile. Partiamo da un punto: mai a Roma, lasciando le condizioni come sono, con Sindacati che spadroneggiano e con contratti di servizio mai rispettati, con il covo di fancazzisti che vi si cela al suo interno, con un'azienda in eterno rosso,  l'Atac potrà essere normalizzata. Poi ci sarebbe da ridiscutere i contratti integrativi del personale, mandare a casa tanti dirigenti fannulloni, riorganizzare il sistema degli appalti e così via. Tutti elementi, lo ribadiamo, che portano a una sola direzione: l'impossibilità, a queste condizioni, di rendere ATAC un'azienda normale. Se vi volete far prendere per il culo siete i benvenuti.  Servirebbe, se la si vuole mantenere pubblica,  rigirarla come un calzino e azzerare davvero tutto. Ma non lo si è fatto, non lo si fa, anzi si son venute a riconsolidare quelle posizioni di potere che il "povero" Rettighieri stava via via scardinando. Una restaurazione vera e propria: inaspettata e incomprensibile.
Nel dibattito cittadino, è sempre vivo il tema della Privatizzazione. Se ne parla sui bus stracarichi, se ne parla nell'eterna attesa degli stessi, se ne parla guardando arrivare i treni della Linea A, B e Lido arrivare ogni mattina lerci all'interno e graffitati all'esterno. Il conato sale e con esso balza alle stelle l'impossibilità, stando così le cose, di avvicinare i "maghinari" al mezzo pubblico. quindi di ridurre il traffico e di rendere la città meno dipendente dal mezzo privato. Questo non accade.  Anzi, avviene esattamente il contrario. Nella nostra "timeline" di facebook, mentre vi scriviamo,  un ex utente del TPL cittadino  ha appena postato una foto di un fiammante scooter appena acquistato con sotto un perentorio quanto chiaro commento: "ATAC VAFFANCULO! Questa purtroppo, cari amici, è la realtà dei fatti. Fermi oppositori della privatizzazione sono, in primis, i dipendenti: mai lasciare il certo per l'incerto specie se l'incerto ti farà sicuramente lavorare, ti creerà un meccanismo meritocratico che ti costringerà, giocoforza, ad alzare la testa dal giornale  o dalla tua partitina a  ruzzle. Si preferisce che a pagare sia  "Pantalone", ovvero il Comune, ovvero tu che ci stai leggendo. Del resto, come puoi avere i conti a posto se i  controllori sono una rarità e l’acquisto del biglietto un optional? Ma i sostenitori del No alla privatizzazione hanno un paio di argomenti da tenere in considerazione. Il primo: la privatizzazione è  impraticabile proprio perché le condizioni in cui versa l’Atac richiedono un intervento così profondo che nessun privato può esser in grado di fare. Il secondo, più fragile e tipicamente di moda oggi, è che il privato pensa solo al profitto e non avrebbe intenzione alcuna di migliorare il servizio. A scuotere ulteriormente il dibattito su privatizzazione si o privatizzazione no ci sono i radicali, i quali hanno fatto partire una campagna referendaria non per privatizzare ma per liberalizzare il servizio che sono due cose leggermente diverse. Secondo i radicali l'ATAC non va venduta a un singolo soggetto, pubblico (è sempre vivo l'interesse di Ferrovie) o privato, ma mettere a gara il servizio affidandolo a più soggetti, rompendo il monopolio e aprendo alla concorrenza. Le gare, secondo i radicali, stimolano le imprese, pubbliche o private che siano, a comportarsi in modo virtuoso, e l'apertura alla concorrenza introdurrebbe anche forme più moderne e innovative di trasporto. Da qui, l'idea di raccogliere le prime mille firme per un referendum comunale da sottoporre all'apposita Commissione. "Questa è la liberalizzazione, che non è privatizzazione. E forse con questo sistema - si augura il segretario dei radicali Capriccioli -, finalmente il Comune smetterà di fare quella cosa curiosa che consiste nel pagare sistematicamente le multe che Atac, in perdita, non può pagare quando viene sanzionata per non aver rispettato il contratto di servizio. Perché si tratta di un incredibile corto circuito, sempre a spese dei cittadini". A voi. RR

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