PROSTITUZIONE: UN PROBLEMA NAZIONALE. MA LA SVOLTA PUO' E DEVE PARTIRE DA ROMA. IL VIDEO!

giovedì 23 marzo 2017

La legge Merlin, che decretò la chiusura, sessant'anni orsono, delle case di tolleranza dal nostro paese, non è più attuale ed ha decisamente fallito. Sono cambiati i tempi, certo: ma la chiusura della "prostituzione di Stato", ha aperto la strada all'illegalità diffusa, allo sfruttamento di donne e trans, ha generato col tempo, un nuovo, lucrosissimo racket con vere e proprie tratte di moderne schiave del sesso ed ha portato inevitabilmente  al degrado.
Roma, di giorno e di notte, è invasa da prostitute. Chi di noi non si è trovato nell'imbarazzante situazione di dover spiegare al proprio figlio/figlia/nipote il motivo della presenza di una donna col culo al vento in pieno giorno? Chi? Una cosa davvero non più tollerabile.
Ma riavvolgiamo il nastro: torniamo al 2015, periodo non troppo lontano, quando un gruppo di parlamentari bi-partisan, tra cui i cinquestelle, sostenuti da quelle associazioni che sulla strada, ogni giorno, combattono tratta e sfruttamento, elaborarono, seppur con alcuni distinguo, un "manifesto" comune volto a  regolamentare la prostituzione nel nostro paese. L'assunto da cui si partiva era ed è reale: il fenomeno esiste e non si può far finta di non vedere, non lo si può lasciare in mano alla criminalità ma lo si deve regolamentare. I punti di convergenza erano molti: in primo luogo ogni città italiana avrebbe dovuto selezionare delle zone ad hoc per l'esercizio del meretricio, quelle che, l'allora Sindaco Ignazio Marino, fortemente intenzionato a ripulire le strade dalle lucciole, chiamò zone rosse dedicate al mercato del sesso. Un abominio nella città di Santa Romana Chiesa. Ma il tentativo, dell'ex Sindaco, quantomeno di aprire un dibattito in città, fu apprezzabile e coraggioso.

Tornando al "manifesto" gli altri punti in comune, largamente condivisi da chi vi scrive, erano:
A) La creazione di case autonome gestite direttamente dalla o dalle prostitute/trans
B) L'uso obbligatorio del preservativo da parte del consumatore.
C) l'obbligo categorico delle stesse di iscrizione alla Camera di Commercio con il relativo pagamento delle tasse.
Quanto vale il mercato del sesso illegale in Italia?  Tantissimo: le stime parlando di 9 milioni di clienti abituali (anno 2015) per un giro d'affari che si aggira intorno ai 4 miliardi di Euro l'anno. A tirare uno strattone, una volta tanto per una cosa buona, è anche l'Europa: nuove regole europee prevedono che il fatturato della prostituzione diventi una voce del Pil nazionale.
Sui 4 miliardi di euro generati nel complesso possiamo supporre, e ci teniamo bassi, che un 200/250 milioni di Euro li  generi illecitamente la sola Capitale: soldi che sarebbero una manna dal cielo da reinvestire in servizi e trasporti. Questo per tornare al punto dell'articolo di ieri sul fatto che a Roma non ci sono soldi e non si può fare nulla!  L'esempio virtuoso è la Germania: se la prostituzione non si può debellare, hanno pensato i teutonici, allora tanto vale cercare di guadagnarci il più possibile e reinvestire quanto raccolto in servizi, infrastrutture, interventi urbanistici nelle città che, anche grazie a queste entrate, hanno cambiato volto nel giro di appena un decennio. Lanciamo dunque un appello, l'ennesimo, al Governo Nazionale e a quello cittadino affinché si debelli il malaffare e si ritorni alla legalità. Roma, in quanto Capitale, può e deve recitare un ruolo di leadership importante battendosi strenuamente con il Vaticano, non solo sul campo delle tasse degli Istituti di proprietà della Chiesa che svolgono attività commerciale, ma anche e soprattutto per far prevalere la ragione. Meglio una situazione regolamentata, in zone pulite e controllate o meglio mantenere lo status quo attuale? Crediamo che la risposta sia nel video a corredo dell'articolo. A voi.  RR

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