A Roma è in atto una crisi spaventosa nel mondo del commercio: alla politica non sembra interessare!

giovedì 23 febbraio 2017
A Roma è in atto una crisi spaventosa nel mondo del commercio: in un paio di mesi sono andati in fumo migliaia di posti di lavoro e pare che la politica, più che sorda, sia totalmente incapace di  trovare soluzioni. Dai 1666 di Almaviva Contact, ai 300 di Sky che abbandona la Capitale per Milano, ai recentissimi 180 dipendenti di Trony: un'emorragia di posti di lavoro che avrebbe messo KO qualsiasi sistema produttivo cittadino.
Intere famiglie, all'improvviso, si sono trovate o in mezzo ad una strada o, come il caso di SKY, con un ridimensionamento di personale o, per chi si è salvato, con un obbligo di trasferimento da dover accettare per forza. Di tutto questo la politica cittadina non parla. Di tutto questo la politica ha piene responsabilità: nel caso specifico di SKY la scelta della multinazionale dell'informazione è stata per certi versi obbligata. Per chi non è di Roma forse non ha presente di cosa sia la Salaria dove Sky aveva sede: un budello trafficatissimo, pieno di buche, immondizia e  puttane. Vi pare che la politica sia intervenuta per sanare queste situazioni? No. Come se fare imprenditoria a Roma sia la cosa più figa del mondo per la presenza del Colosseo e della Cappella Sistina.

Le cose purtroppo non funzionano così: servono servzi, serve una città in grado di far spostare le persone dal punto A al punto B in maniera rapida e veloce, serve decoro, serve eccellenza in un luogo dove non c'è nemmeno la normalità. E così si licenzia o si va altrove: in posti, come Milano, che hanno saputo programmare e realizzare.

Milano e il suo hinterland industriale sono da sempre una forte attrazione per le multinazionali estere. Strategica la posizione geografica, strategico il sistema logistico e infrastrutturale, strategica la rete altamente qualificata delle Università in grado di apportare figure professionalizzate. E ovviamente strategico un bacino di migliaia di piccole e medie imprese che non solo sono subfonitrici, ma sono diventante nel tempo partner tecnologici affidabili.

A Milano hanno sede 2.925 multinazionali che rappresentato il 30% di tutte quelle attive in Italia. Gli occupati diretti sono oltre 280mila mentre il giro d’affari realizzato nel territorio milanese è pari a 180 miliardi. Coperti tutti i settori di attività: forte il presidio nell’agroalimentare (Nestlé e Lactalis) ma anche nel consumer (Rekit Benkiser, Almirall) e nella tecnologia (Shindler Group, Microsoft e Aamazon). Appena alle porte della città si trovano i colossi Basf, Astrazen
eca, Unilever.

I nuovi quartieri degli affari Alcune macrotendenze sembrano emergere: se la zona di Porta Nuova-Garibaldi – con i suoi grattacieli divenuti il simbolo del cambiamento di Milano degli ultimi anni – si va definendo sempre più come il distretto finanziario e hi-tech della città, le architetture futuriste di CityLife hanno invece attratto gli investimenti dei grandi gruppi assicurativi, con Allianz che trasferirà entro l’anno 3mila dipendenti nella Torre Isozaki, e Generali che attende la consegna del grattacielo disegnato da Zaha Hadid per portarci, probabilmente nel 2018, altri 3mila lavoratori. Ancora non si sa, invece, chi occuperà la terza torre, quella progettata da Daniel Libeskind (l'architetto delle Torri dello Stadio della Roma n.d.r.), i cui lavori sono stati avviati a fine 2016. RR

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