Roma peggio di Brasile e Cina

martedì 8 novembre 2011


Magnifica intervista di Repubblica al Presidente di Telecom Italia Franco Bernabé, che parla chiaro senza peli sulla lingua, prendendo le distanze dalla cricca cartellonara. Roma è la peggiore città del mondo, ridotta a livelli di barbarie e inciviltà vergognosi. Roma peggio anche delle metropoli terzo mondo. Appoggio pieno ai comitati anticartelloni. E ancora, la promessa di non utilizzare più i catafalchi dei cartellonari per farsi pubblicità e un impegno ad esercitare una moral suasion nei confronti di altre aziende. Leggiamo l'intervista:

"Cartelloni pubblicitari: Roma è la peggiore città al mondo. Non viene tutelato il decoro e l'importanza storica e archeologica della metropoli". L'affondo sul caso Cartellopoli arriva dal presidente di Telecom Italia, Franco Bernabè. Che annuncia: "L'azienda non farà più pubblicità sugli impianti stradali". Insomma la battaglia alla legalità parte dalla prima azienda di telefonia italiana che è tra i "big spender" cioè tra le società che investono di più in pubblicità.

Presidente, Roma è invasa di impianti pubblicitari: in alcune strade ce ne sono uno ogni otto metri, altre detengono il record di cartelli nello spartitraffico. Cosa ne pensa?
"La situazione romana non ha eguali nel mondo. Neanche nei Paesi in via di sviluppo ho mai visto una tale indecenza".

Ad esempio?
"San Paolo, in Brasile, era un caso analogo a Roma. Poi hanno fatto un'ordinanza per promuovere il decoro. E oggi sono vietati tutti gli impianti pubblicitari. A Pechino non c'è un cartellone. Pensi che lì, nonostante la siccità, tutte le aiuole sono sempre perfettamente fiorite".

In Europa e in Italia invece com'è la situazione?
"In Europa c'è massimo rispetto e tutela, salvo la Francia che ha però regole molto rigide, la giungla romana non l'ho mai vista. Anche in Trentino hanno vietato l'installazione di cartelloni stradali".

Roma, insomma, conquista la maglia nera.
"Sì. Negli ultimi dieci anni la situazione è peggiorata, ma solo negli ultimi due è diventata devastante".

Alcuni comitati domani (oggi per chi legge, ndr) scenderanno in piazza. E due anni fa hanno raccolto diecimila firme per modificare il regolamento sulle affissioni...
"Appoggio e sostengo i comitati. Come Telecom posso dire che aboliremo la pubblicità sugli impianti stradali ma manterremo ovviamente quella negli aeroporti e nelle stazioni. Una città come Roma non dovrebbe avere neanche un cartellone".

È capitato, però, anche all'azienda di cui lei è presidente di fare pubblicità in strada.
"Sì, ma la percentuale della pubblicità su strada è bassissima rispetto a quella che facciamo su internet o in tv. Noi non la gestiamo direttamente, ma ci affidiamo a delle agenzie pubblicitarie. E ci sono fenomeni che sfuggono al nostro controllo".

Cosa intende fare per fronteggiare il problema?
"Sto riorganizzando il settore e avvierò un'azione di moral suasion anche con altre aziende. Sono in gioco la sicurezza urbana e stradale oltre che il decoro".

(04 novembre 2011)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Bravo!!!! Finalmente, i miei complimenti!!!!

Possano anche altri grandi manager rendersi conto del fenomeno devastante che alla fine ci riguarda tutti, TUTTI.

Manuele Mariani ha detto...

finalmente qualcuno che dice senza paura o peli sulla lingua, le cose come realmente stanno, e cioè che Roma è peggiore delle più caotiche metropoli africane o sud americane ! speriamo possa dare una sveglia ad Alemanno_

n@po ha detto...

Gli altri imprenditori seri dovrebbero prendere esempio da Bernabè. Se nessuno acquistasse gli spazi pubblicitari romani, i cartellonari avrebbero vita breve.

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