Piazza Bologna alcolica. Le incredibili immagini di domenica mattina dopo una serata sfrenata e senza alcun controllo delle Autorità. La denuncia dei residenti anti-movida intrappolati in questo incubo.

domenica 22 aprile 2018



Il degrado di Roma ha mille forme. Una delle peggiori è l'incapacità della nostra Amministrazione, come del resto di tutte quelle che l'hanno preceduta, di far rispettare le regole e di punire i trasgressori.

A nulla valgono i proclami con cui si annunciano pugno di ferro e tolleranza zero. Rimangono proclami, affermazioni risibili di un'autorità debole ed effimera che non conta nulla e non avrà mai il rispetto che, del resto, non merita.

A Roma si può fare tutto, si può defecare davanti a tutti imbrattando mura antiche di secoli o si può distruggere una piazza come accade a piazza Bologna dopo la movida notturna. I giovani non hanno alcun senso civico e neanche le semplici basi di un'educazione che   dovrebbe essere innata e che, invece, è totalmente assente. Distruggono, imbrattano per il gusto di farlo come nessun animale farebbe in natura. Possono dare fuoco a un clochard o spaccare bottiglie di birra per terra con la medesima naturalezza, tanto per scacciare la noia, consapevoli dell'assenza di uno Stato che se fosse tale chiederebbe un'ammenda salata. Eppure basterebbe poco. Un esempio, una punizione esemplare e controllo. Ma chi ci governa è troppo impegnato a raccontare realtà che non esistono, a  parlare del nulla, a farsi riprendere con uno zeppetto secco in mano e chiamarlo "albero per il futuro". Ma di futuro, nella nostra città, c'è solo l'abisso che tende le braccia verso di noi e sogghignando si prende gioco della nostra impotenza.

Di seguito le altre foto della vergogna:






L'impegno di RR per Roma. Dopo l'esito del voto ancora più determinati: nuove iniziative in arrivo.

martedì 6 marzo 2018



Nonostante il voto politico che, in Città, esalta oltre i meriti il M5S, RR continuerà a monitorare l'operato dell'Amministrazione Comunale, denunciando le manchevolezze, ma anche sottolineando le cose positive.

Lavoriamo per Roma, sempre e comunque, al di là di qualunque credo politico, senza farci intimidire da insulti o minacce, spinti dall'unico desiderio di contribuire con la nostra e la vostra voce alla rinascita della nostra Città.

Il nostro grido deve scuotere chi è sordo e indifferente, chi si è presentato come risolutore e fautore di un cambiamento epocale del quale ancora non vediamo traccia. Perché Roma non merita la fine che sta facendo, né derisione e scherno, come troppo spesso accade.

A noi non fa certo piacere ricevere continuamente testimonianze di degrado, abbandono, disservizio, inefficienza; non godiamo nel postare foto e video che dimostrano come la città stia sprofondando in un abisso senza fine.

Chi pensa questo, si sbaglia di grosso.

Ci vergogniamo, ci addoloriamo, di ciò che i nostri simpatizzanti ci inviano. Sono sempre situazioni che sembrano appartenere a una realtà che non vorremmo vedere e far vedere mai.

Una realtà che i nostri governanti sembrano proprio ignorare.

Lo hanno fatto in passato, lo fanno oggi nonostante i proclami che annunciano continuamente cambiamenti e migliorie.

Il nostro unico mezzo per aiutarli a essere meno ciechi e meno sordi, è quello di rappresentare in ogni modo la realtà che essi non vedono e non ascoltano. È questo il nostro goal, non abbiamo altri fini. RR lavora per Roma, il suo futuro, quello di tutti noi e dei nostri figli.

Lo faremo anche con nuove importanti iniziative in fase di lancio.

Se anche voi la pensate come noi, continuate a lottare insieme a noi. Qualunque cosa accada o non accada, ne sarà sempre valsa la pena.

STAFF

Roma uccisa dai suoi stessi figli... con la complicità di chi oggi ci amministra!

giovedì 1 marzo 2018


Riceviamo e pubblichiamo:

"L'assorbente che copre la T della stazione metro Garbatella è qualcosa che toglie ogni speranza di rinascita di Roma. Perché si può combattere contro il non-governo, contro le menzogne, contro l'incompetenza di chi ci governa, ma contro l'ignoranza, la maleducazione, l'inciviltà, il gusto di distruggere, di sfregiare, non ci sono armi.

A questo punto il cambiamento epocale, tanto decantato dai nostri governanti, non può più riferirsi a Roma, ma ai suoi nemici veri, i più spietati, i più difficili da combattere: i suoi stessi abitanti. Si signori miei. Siete voi che state massacrando la vostra città. La umiliate e calpestate con gesti di quotidiano spregio della sua bellezza, della sua Storia o del suo tentativo di somigliare a una città degna di questo nome.

Siete colpevoli di non sapere esprimere neanche un comportamento, dicasi uno, che sia espressione di rispetto, educazione, civiltà. Ma non siete soli, in questo vostro desiderio di essere accomunati ai barbari e anche peggio, se un peggio può esistere. Tranquilli, siete in buona compagnia. Al vostro stesso livello sono i ciarlatani che dovrebbero governarvi, le varie Virginia, Pinuccia, Linda che avrebbero dovuto innescare il vero cambiamento di Roma cominciando a far rispettare le regole, a sanzionare in maniera dura, esemplare, a far capire in questo modo che sì, il vento è cambiato, non a farsi ridere dietro dal mondo intero.

Voi e loro siete un mix formidabile contro Roma, una forza contro cui è impossibile averla vinta. Siete i nuovi barbari, godete nel distruggere, ridete delle vostre "imprese" sui social, vi accanite contro il cadavere di una città che avete ucciso molto tempo fa.

La vostra crudeltà non è pari a nulla, è un sentimento che risiede ormai nel vostro DNA, come parte del vostro corredo genetico, acquisito da decenni di noncuranza e di disprezzo dei valori, lo stesso di chi oggi, ma anche ieri e l'altro ieri e poi indietro nel tempo, siede nei palazzi di potere. Roma è morta per colpa vostra e loro, Roma è stata uccisa dai suoi stessi figli. Ora potete gioire, l'impresa è compiuta. Siete stati bravi, assaporate la gioia della vittoria. Gridatela ovunque e godete. Ve la siete meritata, avete superato imprese titaniche per ottenerla, escogitato le azioni più subdole e abiette che cervello umano possa pensare, come quella dell'assorbente.
Geniale, unica, impensabile.
Uno sfregio senza paragoni. Davvero bravi. Virginia e Pinuccia saranno orgogliose di voi. E ne hanno ben donde: vi hanno aiutato a crescere..."

<< A Cuneo per lavoro, nel totale caos ferroviario per rientrare nella Capitale, vengo deriso per la "gestione Raggi" >>

martedì 27 febbraio 2018
Riceviamo e pubblichiamo:






<< Sono a Cuneo per lavoro mentre Roma sprofonda sotto dieci centimetri di neve. Un collega dell'Azienda Santa Croce e Carle mi informa sorridendo che degli spazzaneve sono partiti proprio da lì per salvare la Città Eterna e i suoi abitanti.

Altri colleghi mi chiedono foto e commentano la situazione sarcasticamente. Altri ancora mi avvertono che ci saranno problemi per tornare: la situazione treni sembra peggiorare di minuto in minuto. Cerco di non badare agli sguardi che mal celano scherno e compatimento e proseguo nel mio lavoro.

Ricevo continuamente messaggi che in poco tempo rivelano la drammaticità della situazione: alberi caduti, mezzi pubblici in panne e via discorrendo. Non dico nulla per non aggravare ulteriormente il giudizio dei "popoli del nord" su quella che dovrebbe essere la capitale d'Italia e che ai loro occhi e a quelli di tutto il mondo appare una città da quarto mondo.

Nel primo pomeriggio prendo il treno regionale per Torino e scendo a Porta Nuova. Da qui ha inizio la mia odissea e quella di centinaia di persone che devono tornare a Roma. Il tabellone di partenze e arrivi mostra cancellazioni e ritardi anche di 300 minuti.

A Termini sembra sia scoppiato l'inferno. Dalle centinaia di bocche protese verso l'alto in cerca di una speranza che non si realizzerà mai si levano grida e insulti nei confronti di una città che mostra tutte le sue ferite. Fa un freddo cane a Torino, siamo sotto zero e nessuno di coloro che devono andare a Bologna, Firenze, Roma, Napoli ha più la certezza di poter partire o tornare. Alcuni cominciano a prendere d'assalto l'assistenza Trenitalia per rimborsi e cambi di biglietti.

Si forma una fila chilometrica. Chi sta dentro l'ufficio è al caldo. Chi, come me, è in coda fuori, muore di freddo. C'è solo uno sportello aperto, si procede lentissimamente, in media una persona ogni cinque, sei minuti. Cerco di muovere le dita dei piedi, saltellare, ma non serve a nulla. Sto congelando.

Una ragazza dietro di me piange. Ha un colloquio di lavoro e lo sta perdendo per colpa di dieci centimetri di neve. Tento di consolarla in qualche modo, ma è un tentativo che finisce nel nulla. È la sua possibilità di un futuro che va in frantumi. Qualcuno le porta un tè caldo. Lei lo sorseggia e continua a piangere. 

I commenti delle persone intorno sono pesanti, alcuni, sentendo che sono romano, mi chiedono della Raggi e quasi arrivano ad insultarmi quando qualcuno scopre che sta in Messico, come se io fossi lei, un cialtrone incompetente, coram populi. Cerco di spiegare che la colpa è di Trenitalia, ma a nulla valgono i miei sforzi.

Se un asteroide colpisse il Colosseo tutti la additerebbero come responsabile. Purtroppo questo è il frutto di una politica del nulla che le si ribalta addosso ad ogni evento avverso e dell'esasperazione dei romani che devono fare i conti ogni giorno con una realtà sempre più negata o stravolta da parte dell'attuale amministrazione capitolina.

Cerco di difendermi, faccio capire che non sono complice, ma vittima. Spiego la situazione, provo a trasmettere la mia frustrazione e soprattutto la mia vergogna. Perché di Roma ormai ci si può solo vergognare.  Intanto, in qualche modo, la fila procede. Improvvisamente mi ritrovo al caldo, dopo due ore all'adiaccio.

Dopo un altra interminabile ora, arriva il mio turno. Il tizio dietro il vetro mi dice che il treno delle 19,10 partirà. Guardo l'orologio. Sono le 20. Partirà quando? Chiedo ingenuamente. Lui alza le spalle e ammutolisce. Esco sconfortato dalla fila. Ho fame, non ho pranzato e sono disperato. Un'occhiata al tabellone delle partenze e la decisione è presa. Prenoto un albergo vicino alla stazione e rimango a Torino. Proverò domani. Saluto la ragazza che singhiozza sconsolata, i miei compagni di insulti e disperazione e mi avvio all'albergo. Salgo in camera senza più energie, lancio la borsa per terra e mi butto sul letto vestito. Dopo qualche minuto apro facebook e vedo lei, la sindaca, sorridente, che dal Messico ci dice che le grandi capitali sono in prima linea per vincere le sfide di domani. Evidentemente ancora non sa che la sua sfida è persa da tempo. Non so se ridere o piangere, nel dubbio vado a mangiarmi un pezzo di pizza. Qui si che "tutto è bello, bellissimo"... >>

Lettera Firmata

Un romano in Cina: la rapidità orientale contro le lentezze della Capitale Italiana - Lettera di un cittadino

mercoledì 31 gennaio 2018
YIWU a 300 km da Shanghai ha il più grande mercato all’ingrosso al mondo di beni di largo consumo


"Mi trovo all’aeroporto internazionale di Hong Kong. Il volo è leggermente in ritardo ed ho il tempo di rileggere i miei appunti di viaggio.

Oltre a far foto, tutto quanto suscita il mio interesse viene annotato nel mio telefono. Lo stile è quello dei “diari di viaggio”.

Leggo gli appunti e rivivo queste ultime due settimane, finestra temporale del mio primo viaggio in Oriente.

Leggo e sorrido.

Rivedo luoghi, situazioni e persone.

La Cina è  difficile da descrivere, da spiegare e forse da comprendere.

È la prima economia mondiale, ha una crescita economica spaventosa. Ti travolge; quasi annichilisce. Ne vieni totalmente sopraffatto. Anni fa, mi dicevano, da straniero, potevi aprire un conto nell’Istituto di Credito più importante del Paese,  the Bank of China, solo con il passaporto. Oggi hanno talmente tanti di quei soldi da aver limitato, se non addirittura chiuso, l’apertura di conti correnti agli stranieri.

Rileggo gli appunti. Raggiungendo un amico in Cina per motivi di lavoro, sempre passando per via Hong Kong, inizio il mio viaggio diretto a Yiwu, lo faccio atterrando ad Hangzhou, in quella che dovrebbe essere la Cina più rurale. Mi colpiscono i contrasti tra la modernità che marcia prepotente ed i retaggi del passato: certo non ricco e quindi da cancellare. Non giudico ma provo sensazioni contrastanti.

Il viaggio tra le due città lo faccio in auto: il simpatico autista, che non parla inglese ( lo parlano in pochissimi) suona spesso il clacson e fuma come un dannato. Io sto attaccato al finestrino.

Voglio guardare: vecchi palazzoni, d’impronta tipicamente comunista, lasciano il posto a nuovi, gradevoli, complessi residenziali.

La strada, ai lati, è piena di operai, anche donne: scavano, piantano alberi, interrano tubi e srotolano  tappeti di erba di un verde sbrilluccicante. Lavorano in gruppi ed avanzano con una rapidità impressionante.

Se mai tornerò in Cina, qui, tra meno di un anno, il posto cambierà completamente volto: linee metro realizzate in tempi record, grattacieli tirati su nel tempo che da noi ci impiegano a passare da un tavolo tecnico ad una conferenza di servizi. Penso alla vicenda Stadio della Roma e mi porto la mano al capo scuotendolo.

Ma dove vogliamo andare? Cosa vogliamo fare?

Tornando alla Cina: lo smog ed il traffico sono impressionanti. Lo sono in maniera più marcata in queste nuove città in costruzione, roba da 10.000.000 di abitanti, che in quelle storiche. Ci stanno comunque lavorando, mi han detto.

Non sono stato a Pechino, quindi non posso dire, ma sono stato a Shanghai. E qui mi sono veramente arrabbiato. Una megalopoli tentacolare, la città più popolosa al mondo con 24.000.0000 di persone che ci vivono, talmente grande da far provincia, con una rete metro spaventosa e, ad oggi, la più estesa del Mondo, è tenuta uno specchio? Com’è possibile? Come fanno?

Una città otto volte più popolosa della nostra Roma. Ma l’idiota che commenta sempre:” eh... ma Roma è grande”, è mai uscito dal Raccordo che qui, tra le altre cose, ha lo status di strada normale? Penso a questi ignoranti che popolano Roma e sorrido. È anche per colpa loro se siamo ridotti così.

Non ho potuto ovviamente visitare bene Shanghai ma quanto visto conferma la mia teoria: ordine, decoro e pulizia, non dipendono dalla grandezza di un luogo, dalla sua vastità territoriale e dal numero dei suoi abitanti. Purtroppo questo è l’alibi di chi non ha mai viaggiato o, ancora peggio, di chi lo ha fatto e mente per interessi personali e di bottega. Regole, civiltà, multe, pene pesantissime  sono questi gli strumenti che utilizzano ovunque per garantire il rispetto delle regole, il decoro, morale e civile, la legalità. È proprio questo che a Roma manca ed è su questo che bisogna lavorare."
Lettera Firmata

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